Daniela – Ostetrica volontaria in Madagascar

2 Aprile-29 Maggio 2007: SOGGIORNO IN MADAGASCAR

Le motivazioni che possono indurre una persona a scegliere di trascorrere una piccola parte della propria vita in un posto così lontano da casa sua, dove stili comportamentali e mentalità sono di gran lunga diversi dai propri, possono essere tante e le più svariate. Io posso dire di essere stata spinta dalla curiosità di fare un’ esperienza insolita, dal desiderio di vivere con pieno coinvolgimento emotivo la vita di gente che ha avuto la sfortuna di nascere in un mondo non sviluppato come il nostro, magari di poter essere utile a loro in qualche modo; dal reale bisogno di staccare la spina da un mondo come il nostro, che, se pur sviluppato, risulta molto stressante!

Due mesi sono lunghi, ma io me ne sono resa conto solamente quando laggiù ho iniziato ad incontrare le prime difficoltà.

Credevo di essere la sola a regalare qualcosa a loro, portandomi dietro una valigia intera piena di soli vestitini e giocattolini per bambini…Bè, ho ricevuto molto di più: un vissuto e dei ricordi che la mia memoria non potrà mai cancellare.

Penso che raccontare alcuni singoli episodi possa essere utile per far comprendere il mio graduale cambiamento, osservando alcune mie reazioni, all’ arrivo e dopo circa un mesetto di permanenza, nei confronti di certe cose.

03/04/07

Temporanea tappa ad Antananarivo, dove è atterrato l’ aereo che ha percorso due emisferi. Oh, bene. Sono arrivata. Che strano. Non mi rendo ancora conto di ciò che sto facendo: per me, domani sono a Udine!!

Premetto che i malgasci istruiti comunicano in francese con tutti quelli che non sono del posto. Ovviamente l’ intera popolazione parla in malgascio (alquanto arduo da imparare, ci ho provato!). Io non ho mai studiato il francese a scuola. Ho preso in mano un libro, per farlo, circa quattro mesi fa.

Mi avvio verso la dogana aeroportuale, dove il doganiere mi chiede (in francese) se ho il passaporto…cioè..credo mi abbia chiesto questo…cos’ altro avrebbe potuto chiedermi, altrimenti? Glielo mostro e il suo viso si illumina. Mi dice (stavolta in italiano) :”Oh! Italiana? Vai vai…”..non ho avuto nemmeno bisogno di dichiarare niente, e per fortuna! In che francese gliel’ avrei fatta la dichiarazione? Incredula, oltrepasso la dogana: SONO IN MADAGASCAR! Vado verso l’ uscita: mi sta aspettando un’ amica di Candide. Candide è la dottoressa presso la quale vivrò per tutto il mio soggiorno qui. Però non ho foto di quest’ amica, in poche parole non la conosco e lei non conosce me. Io non sono l’ unica bianca uscita dall’ aereo, lei non è l’ unica nera che abita in Madagascar! C’ è una folla mai vista qui nell’ atrio dell’ aeroporto, sembra di essere ad un concerto, e tanti sostengono cartelloni con scritto “TAXI”, “ALBERGO PINCO”, “ALBERGO PALLINO”…nessun cartello con la scritta “AMICA DI CANDIDE”…Forse mi aspetta fuori, ed esco. Che brutta idea uscire! Vengo accerchiata da una marea di uomini, che col buio non riesco nemmeno a vedere bene in faccia. Sono tutti così scuri! Tutti contemporaneamente mi parlano in francese, in malgascio, e mi si addossano sempre più…Io, devo dir la verità, ho un attimo di panico, col mio marsupio attorno alla vita (dentro i soldi, tanti!), zaino in spalla e due valigioni pesantissimi per terra, che trascino con molta fatica. Rispondo :”Sentite, sono appena arrivata, devo ancora imparare a parlare il francese. Non vi capisco!”. Se mi hanno capito, bene, se no, pazienza! Decido di rientrare in aeroporto (almeno là c’ è luce e c’ è gente, mi sento più al sicuro), tra mille che mi spingono e fanno a gara tra loro per chi sarà quel fortunato che mi aiuterà a portare le valigie, sperando in una ricompensa. Continuo a guardare tra la folla, per scovare quest’ amica, che, in questo momento critico, è diventata già anche amica mia! Un attimo, un sesto senso, lei guarda me (mi avrà notata per lo sguardo supplichevole) ed io guardo lei, ci identifichiamo ed io le butto le braccia al collo e mi stringo a lei, come se avessi paura di vederla svanire da un momento all’ altro…

04/04/07

Cos’ avevo detto io? Che non avrei pianto. E invece eccomi qui, dopo solo un giorno. Mi avevano avvertito che mi sarei sentita un po’ sola, ma io non volevo crederci.

Probabilmente sarà perché non ho passato affatto bene la mia prima notte qui. Io dormo in una dependance, nel giardino di questa casa, quindi sono sola. Ogni parete di questa casetta ha dei fori rettangolari (grandi abbastanza perché si infilino dentro animali di piccola taglia), fatti apposta per aerare il locale, credo…Avvertivo diversi rumori provenienti dall’ esterno, versi di animali mai sentiti prima, fruscio di foglie, tanto tanto vento. Ieri sera si diceva che si sarebbe abbattuto un uragano…Oh mio Dio, è già finita la mia esperienza? Così tragicamente? Invece alla fine è stata solo una semplice tempesta. Poi sentivo qualcosa che correva sul pavimento, e poi il ronzio delle zanzare…Aiuto! La malaria è dietro la porta! Insomma, una notte da incubo. Non saranno mica tutte così, le notti qui? Io non oso nemmeno uscire dalla mia zanzariera, ben posizionata intorno al mio letto, quasi mi sentissi protetta da tutto ciò che c’ è al di là di essa.

A parte la notte, oggi era giorno di festa a casa di Candide: il compleanno di Cindy, una dei suoi quattro figli. In questa famiglia vige la regola di festeggiare i compleanni, con tanto di regalo e torta, ogni cinque anni, per esigenze economiche. Cindy ha compiuto dieci anni. Io le ho regalato semplicemente la collanina che avevo al collo (non so ancora muovermi qui per andare a fare shopping) e Cindy era al settimo cielo. Che tenerezza mi ha fatto…

05/04/07

Oggi giornata alquanto negativa. Sono qui da tre giorni e già non vedo l’ ora di tornare a casa mia!

E’ stato il primo giorno al dispensario, la “ Clinica Bardelli”, dove lavorerò con Candide e la sua equipe. Io sono un’ ostetrica e attendo con impazienza di vedere qual è il metodo di assistenza ad un travaglio e un parto che hanno qui. Ecco: per evitare sprechi, utilizzano un solo guanto per paziente. Dopo la visita interna, questo viene sciacquato sotto il rubinetto e riposto in una bustina di plastica, poi appoggiata sul ripiano vicino al lavandino. La bustina di plastica serve a poterlo poi rincalzare senza aver bisogno di toccarlo con mano nuda. Bravi, ammirevoli. Però sarebbe meglio se, dopo la visita, con quello stesso guanto sporco di sangue, secrezioni e liquido amniotico, non andassero ad aprire rubinetti, secchi e tutto ciò che viene di solito toccato senza guanti! Le mucosità del neonato alla nascita vengono aspirate con delle cannucce, che non sono altro che pezzi di set per flebo riadattati. E funzionano proprio come cannucce: succhi il muco dalla bocca del neonato, il muco finisce nella tua bocca e tu lo sputi! Ero esterrefatta. Io ho portato per ogni membro del gruppo di lavoro una cuffietta colorata, cucita da mia madre. Erano tutti molto contenti del regalo. Abbiamo fatto le foto, si guardavano allo specchio. Ma non avevano capito che lo scopo della cuffietta era proteggere i capelli da schizzi di materiale biologico, dunque una misura di prevenzione delle malattie che un operatore sanitario DEVE sempre adottare! Difatti, durante la sfilata degli operatori in “ cuffietta da passeggio”, si è verificata l’ urgenza di assistere alla nascita di un bimbo, e un gruppo di tre o quattro di loro, più me, è corso nella sala travaglio, ma solo io sono rimasta con la cuffia in testa, tutte la altre hanno piegato ben bene la propria e messa in tasca, per paura di sporcarla.

Oggi sono stata un po’ derisa anche per il fatto di voler usare gli occhiali protettivi durante l’ assistenza al parto e per voler portare i sandali sanitari avanti e indietro da casa a dispensario, per eventuali assistenze a donne, che di notte si recano a casa di Candide per partorire, dato che il dispensario non fa orario notturno. Candide mi ha detto che molto spesso rimane in pigiama e ciabatte quando lavora di notte, perché non ha senso cambiarsi, anche per non creare un certo distacco dal paziente. E no, e no! Io non condivido niente di tutto ciò. Loro non hanno paura di ammalarsi? Non sanno che si ha il dovere di proteggere, oltre che se stessi, anche la propria famiglia? Non lo sanno, non sono abbastanza sensibilizzati sull’ argomento oppure la loro mentalità diversa li porta a non dare importanza alla cosa?

Ora ho capito perché, nell’ ospedale dove lavoro, a Udine, tutte le donne africane, quando si preparano per la visita, buttano per terra le mutandine, si siedono ovunque senza esse, camminano scalze e poi, senza lavarsi i piedi, si infilano sotto le lenzuola pulite. Qui, quasi tutti camminano scalzi, e non intendo solo dentro casa. Anche Candide a volte è scalza, e stamattina, con i suoi piedi nudi, è salita sul mio letto per togliere la zanzariera. Sul letto dove io dormo col mio pigiamino pulito!!

Non ce la faccio, non sopporto tutto ciò. Non credo di potermi abituare! Ho avuto il magone tutto il giorno. In un momento di tranquillità al dispensario, sono uscita a fare due passi e ho pianto con singhiozzo: il pensiero di dover vivere così per due mesi, senza via di scampo. Io voglio tornare a casa mia, voglio le mie cose pulite, voglio lavorare serenamente senza avere il terrore di beccarmi qualche malattia!

Per concludere la brutta giornata, chiedo a Candide se suo marito mi ha comprato la scheda telefonica, come mi aveva promesso, poiché la mia qui è fuori uso. La risposta è stata che, forse, riuscirà a farlo domani. DOMANI?!! Sono lontana dalla mia famiglia migliaia di chilometri da tre interminabili giorni e non sono ancora riuscita ad avvertire che sono arrivata e che sto bene! No, è troppo tutto questo. Allora: prima che il cibo esposto in tavola finisca nel mio stomaco, viene “testato” da centinaia di mosche; i gechi passeggiano sui muri della mia stanza e verseggiano tutta la notte e qui è una cosa del tutto normale, ho scoperto di convivere con un topo (chi passeggiava sul pavimento l’ altra notte era proprio un topo), non ho possibilità di comunicare con la mia terra! Voglio una bottiglia d’ acqua tutta per me e non usare il bicchiere che usano tutti! Voglio usare tutti i guanti che mi servono! Voglio! Voglio! Voglio! Ho proprio bisogno di farmi una doccia rigenerante adesso, con l’ acqua fredda, dato che non esiste lo scaldabagno! AArgh…

Finalmente posso entrare nella mia zanzariera per andare a nanna. Qui dentro sto bene, mi sento protetta, come in utero..

Fine della giornata.

06/04/07

Oggi va un po’ meglio di ieri. Ieri sera, dopo lo sfogo scritto sul diario, ho spento la luce, con la mia amica torcia mi sono diretta verso il letto, sono entrata nella zanzariera, ho acceso il mio piccolo lettore mp3 e ho iniziato a canticchiare. Piano piano mi sono calmata. Cantare mi mette di buon umore. Cantando, pensavo che dovevo farmi forza, pensare che questi due mesi sarebbero passati, prima o poi, ed una volta finiti, mi sarei guardata indietro e mi sarei sentita soddisfatta per aver avuto il coraggio e la forza di non mollare. Se prima dicevo: “Sono all’inizio; oh mamma, deve passare ancora un sacco di tempo!”; ora dico: “Sono all’ inizio, devo prendermi del tempo per ambientarmi.”

07/04/07

Oggi sto proprio bene. Ho dormito per tutta la notte.

Al dispensario ho lavorato in accettazione con le mie colleghe. Qui funziona così: ogni paziente arriva e viene in accettazione, ci consegna il suo carnet (un diario sul quale viene scritta ogni visita e terapia alle quali lo stesso paziente si sottopone), dove noi scriviamo la data, le rilevazioni di peso e pressione ed eventuale temperatura, in caso di febbre. Poi il paziente si accomoda sulle panchine poste all’ esterno dello stabile, all’ aria aperta, ed attende la chiamata della dottoressa che deve visitarlo. Dopo la visita, torna da noi, mostrandoci cosa gli è stato prescritto come terapia farmacologica. Qui viene il bello: non vengono consegnate scatole intere di farmaci, come accade nelle nostre farmacie, bensì vengono preparati sacchettini con il numero di compresse o bustine tale da poter completare la terapia. Sono convinta che anche nei paesi sviluppati si dovrebbe adottare lo stesso metodo di distribuzione dei farmaci, per evitare inutili sprechi!

Le mie colleghe mi hanno insegnato a leggere le prescrizioni, che sono sempre in francese, e a spiegarle, poi, in malgascio al paziente. Ma il loro più grande divertimento era mandarmi all’ esterno per fare le chiamate (ovviamente tutti i loro cognomi sono per me impronunciabili) e vedermi ritornare con nessuno al seguito e sentendomi dire che quel paziente era andato via. Invece, dopo qualche minuto (che secondo me erano anche cinque minuti!!) ecco che quella persona arrivava, lentamente, con molta calma. Ho voluto indagare su questa stranezza. Così, successivamente, andavo fuori, chiamavo, aspettavo guardandomi intorno per vedere da dove potesse sbucare il ritardatario, nel frattempo cento occhi di tutti i pazienti in attesa seduti sulle panchine…Caspita, secondo me aspettavo anche cinque minuti, quando ad un certo punto, due di quei cento occhi che mi fissavano, appartenevano alla persona chiamata, che si decideva ad alzarsi! Ma perché non si alza subito?? Perché tutti sono lenti. Ad esempio, ho osservato le mie colleghe mentre rilevavano la pressione arteriosa: mi sembrava di vedere la scena a rallentatore! Tutta questa lentezza mi fa venire un sonno tremendo…

08/04/07

Buona Pasqua a tout le monde!

Oggi il dispensario è chiuso. Ma questo non significa che non si lavori. Se i pazienti hanno bisogno, si recano direttamente a casa di Candide, che sia sera dopo la chiusura del dispensario, notte o festivi come in questo caso. E questa mattina una donna è venuta per partorire.

A proposito del mio lavoro, c’ è una credenza malgascia molto curiosa che riguarda l’ attribuzione del nome al neonato: non viene deciso durante la gravidanza (ma non è strano questo) e nemmeno al momento della nascita, perché è di cattivo auspicio! Quindi qui, un bimbo rimane anonimo per qualche giorno. Non so quando e come venga deciso, non mi sono informata.

Inoltre ho osservato le donne in travaglio e sono rimasta piacevolmente colpita: mai nessuna di esse arriva sola. Tutte sono sempre accompagnate da uno stuolo di altre donne, le quali portano da bere del tè e infusi strani per la partoriente e da mangiare del riso per il post-partum, il tutto in colorati thermos. Donne, tra cui mamme, zie, suocere, sorelle e vicine di casa, il cui compito è di confortarla, farla passeggiare e zittirla in caso di lamentele esagerate durante il dolore delle contrazioni. Eh già, è proibito urlare perché, anche questo, di cattivo auspicio. Mi raccontava Candide che più di una volta le è capitato di incontrare difficoltà al momento del parto con signore che avevano esternato troppo il loro dolore.. Perciò non ci si accorge nemmeno di avere travagli in corso, si respira un’ atmosfera tranquilla, le signore non si agitano, non perdono il controllo, NON FIATANO PROPRIO!

E’ bellissimo vedere quanta gente ci sia a sostenere queste donne. Vedere che tutte sentono il bisogno di passeggiare all’ aria aperta, se hanno bisogno di urinare…vanno sull’ erba, lasciano cadere gli slip (se li hanno) e via… Le accompagnatrici accorrono con secchielli d’ acqua per sciacquare le gambe bagnate, dato che la minzione avviene in stazione eretta. Ciò succede sia che esse si trovino nei dintorni del dispensario, sia che esse siano nel giardino della casa di Candide, con o senza spettatori, tipo passanti o chicchessia… Non sono tutte così…naturali, diciamo…Ho notato che lo fanno quelle che non sanno parlare il francese, dunque, solo quelle che hanno un livello culturale più basso.

09/04/07

Per caso sto cambiando gusti alimentari?

Ieri a pranzo, mentre si aspettava che tutto il pranzo pasquale fosse pronto e tutti si mettessero a tavola, io avevo una fame da lupi. Mickael, il marito di Candide, che è sempre molto premuroso con me, anche se praticamente non ci parliamo mai perché lui conosce solo il malgascio, mi ha offerto una coscetta fritta, che io credevo fosse di un polletto piccolo piccolo. L’ ho divorata e mi sono leccata pure i baffi! Sedutami a tavola, ne ho prese delle altre con entusiasmo. Sicchè Candide mi chiede: “Ti piacciono le rane?” (avevo già detto che Candide è l’ unica che conosce l’ italiano?), ed io le rispondo quasi inorridita: “No, mi fanno impressione”…Bè, quelle coscette, così buone e gustose, appartenevano a delle povere ranocchie!!

A colazione mangio baguette con burro e marmellata (mai usato il burro in vita mia!), per avere un diversivo al riso proposto ad ogni pranzo e ogni cena.

Stasera Mickael e i bambini sono tornati a casa con la pizza, per farmi una sorpresa. Che carini! C’ era una zanzara spiaccicata nell’ impasto della mia fetta. E allora? La fame non ha occhi! Ho grattato via la zanzara e ho mangiato.

10/04/07

Bella figura ho fatto oggi…Daniela, lo sai o no quanto il riso sia prezioso qui?!

Sono stata invitata al matrimonio di Lanto, tecnico di laboratorio al dispensario, insieme all’ intera equipe. Ilare per questo matrimonio (sono un’ eterna romanticona), ho chiesto se anche qui c’ è l’ usanza di lanciare riso sugli sposi per buon auspicio. Tutti mi guardano in maniera strana ed io non capisco al volo. Candide traduce quegli sguardi: qui il riso rappresenta l’ alimento principale e dunque viene mangiato, non buttato! OHACCIDENTIAME!!! Ho fatto la gradassa! Qui, al posto del riso, si usa schizzare un po’ d’ acqua.

Se ieri la famiglia di Candide ha fatto una sorpresa a me con la pizza, oggi vogliono che io faccia una sorpresa a loro: devo preparare una spaghettata all’ italiana. Benissimo. Mi appresto ai fornelli. Pomodori freschi tagliuzzati in padella cuociono felicemente…ed iniziano le interferenze…Candide vuole aggiungere acqua al sughetto di pomodori, Claire (cuoca e domestica di casa) vuole aggiungere olio all’ acqua durante la cottura degli spaghetti, mi hanno impedito di utilizzare tutti i pomodori che servivano per fare un sughetto sufficiente per tutti. Finalmente la pasta è pronta e tutti si sono volatilizzati. Porto in tavola: non c’ è nessuno. E intanto gli spaghetti s’ incollano…Li chiamo, spiegando che la pasta va mangiata appena fatta. Piano piano, uno ad uno, compaiono, con il loro tipico andamento lento. Bene, sto per iniziare la degustazione del mio piatto, quando Mickael mi offre il ketchup. Il ketchup?!! E dove dovrei metterloil ketchup?? Lui, seguito dai figli, lo hanno usato per condire gli spaghetti… Ecco come si è conclusa la mia spaghettata all’ italiana…

12/04/07

Candide mi ha raccontato che i pazienti si recano per le visite indossando sempre il vestito più bello che hanno. Non vogliono mostrare la loro condizione di povertà. Il che mi ha molto colpito, perché col mio ragionamento da donna proveniente da un mondo benestante, mi sarei aspettata il contrario: cioè, che mettessero in evidenza le loro grosse difficoltà economiche, per impressionare il dottore, che, impietosendosi, non avrebbe chiesto loro del denaro. Invece, al momento del pagamento, questi pazienti, con un fare decoroso, tirano fuori i soldi o da un borsellino vecchio e sporco, oppure dalla tasca dei pantaloni o da una parte di vestito arrotolato per contenerli, soldi messi alla rinfusa, tutti accartocciati. Mi fanno tanta tenerezza. Mi rendo conto di quanto tutte le persone che giungono al dispensario siano tanto, ma tanto povere. In certi momenti ho quasi le lacrime agli occhi! Lasciamo stare che sicuramente non avranno la possibilità di farsi almeno una doccia al giorno come noi, e spesso si vede e si sente…Loro comunque vogliono mantenere la dignità e curano il loro aspetto esteriore. Poi, magari arrivano scalzi…

Ma arriva il momento di salire sulla bilancia per il controllo del peso prima di fare la visita con una delle dottoresse: con tutto il vestiario addosso( che è abbondante nonostante le elevate temperature) nessuno ha mai superato i 40 kg! E sto parlando di gente adulta, uomini o donne che siano. Il minimo che ho visto è stato 34 kg!!! Questa gente non ha la possibilità di nutrirsi! Eppure, quando ti saluta, trova anche una ragione per sorridere a te, che sei in carne e scoppi di salute! Bè, magari non tutti mi sorridono. Tanti sono diffidenti nei miei confronti, ma questo è un capitolo a parte.

14/04/07

Che notte di paura… Sento dei rumori che provengono dall’ esterno, ed io sono qui, dentro la mia zanzariera a tremare! Sarò un po’ condizionata dal fattaccio accaduto questo pomeriggio: io e Candide abbiamo raggiunto in auto il centro abitato, per andare a fare una passeggiata, e al rientro abbiamo trovato penzoloni i fili elettrici che collegavano l’ autoradio:rubata! Qualcuno ci aveva notate perché io, essendo bianca, do un po’ nell’ occhio qui e rappresento “SOLDI”.

Adesso mi ritrovo tutta sola in camera mia, sono bianca e ormai tutta la comunità di Majunga la sa e sa dove abito. Aiuto!!! Ho una paura folle che là fuori ci sia qualcuno che cerca di entrare! Chissà, forse sono i topi che fanno tutto questo rumore. Sì, speriamo siano i miei amati topi! Stanotte sento di adorarli, specie se non mi fanno sentire sola! Se penso a quando li vedo passeggiare sul piano cottura nella cucina di Candide, andando a frugare tra pentole e coperchi, ogni sera, come consuetudine. Tesorini; hanno fame anche loro…

15/04/07

M’ incanto a guardare le foglie che corrono per terra, spazzate via dal venticello…Bisogna avere tempo per perdersi in una cosa del genere! Ma la natura ti rilassa, ti dà una pace interiore indescrivibile. Non ci si rende conto di quanto sia benefico rallentare un po’ i ritmi della propria vita, piena di impegni, tra lavoro, pulizie di casa, spesa e cucina, pasti consumati di corsa, palestra per tenersi in forma, appuntamenti incastrati tra un impegno e l’ altro per vedere amici e genitori. Poi shopping: anche quello, che il mio hobby preferito, di corsa, con gli occhi appiccicati all’ orologio per controllare i minuti e cercare di far stare tutto in una giornata.. L’ orologio è una cattiva invenzione! Sono stressata solo per aver scritto tutto ciò!!

20/04/07

La mia testa è piena di piccole treccine: mai avuto i capelli così in ordine! Poiché al dispensario non c’ era nulla da fare, alcune colleghe mi hanno portato all’ aperto (qui, guai fare qualcosa tra le quattro mura!!), munite di pettini ed elastici, hanno iniziato il lavoro, durato un’ ora e un quarto. Per ringraziarle sono andata a comprare qualche bibita e loro hanno brindato alla mia “testa malgascia”. Abbiamo continuato la festa facendo foto e mi sono divertita un sacco. E mi rendo conto che inizio a cavarmela abbastanza bene con il francese. Deve essere così, dopotutto a casa gioco con i figli di Candide, che parlano un francese pulitissimo, e tra loro ce n’ è una , Cindy, che sembra quasi la mia insegnante di sostegno! Quando non capisco qualcosa, parla più lentamente o usa altri termini affinchè io capisca. Con le colleghe parlo ogni giorno, mattina e pomeriggio e anche là c’ è Emilienne, un’ ostetrica, che per aiutarmi usa il mio vocabolarietto di italiano/francese-francese/italiano, così nel frattempo anche lei apprende qualche parola di italiano. A tutte loro il suono dell’ avverbio italiano che ha desinenza “–mente” scatena una risata tale, che quasi quasi rido anch’ io e alla fine anche a me ne risulta ridicola la pronuncia…

22/04/07

Sono un po’ nervosa. Dovrei essere comprensiva con queste persone se, giustificate dalla loro condizione disagiata, vogliono approfittare di una dalla pelle bianca (che significa Paperon de Paperoni) e spillarle soldi ogni volta che si può?

Stanotte l’ ho trascorsa divertendomi coi colleghi in discoteca. Arrivati là, c’ era un cartello con scritto “INGRESSO LIBERO FINO ALLE 23”. Erano le 22.55. Il cassiere voleva farci pagare ugualmente. Nascono discussioni, ma quello non molla. Alla fine ho pagato la mia quota, ma non voleva darmi il resto. Altre discussioni mentre quello fingeva di capire poco il francese, finchè interviene Emilienne, parlando in malgascio, ed io ottengo il mio resto. In conclusione, Emilienne mi spiega che quel cartello con indicazione di ingresso libero era riferito solo ai malgasci e non ai VASA’, inoltre è ovvio che se dei malgasci sono accompagnati da VASA’, questi ultimi paghino anche per gli altri! Dunque: i VASA’ sono tutti i bianchi, e ho già spiegato cosa significa essere bianco qui…Ed io sono una VASA’, mannaggia!!! Sono bianca! Cioè: io avrei dovuto pagare per me e per gli altri cinque che erano con me! Sono scioccata. E combattuta. Da una parte penso che non sia giusta una pretesa simile da parte loro, dall’ altra penso che, se questa è la loro mentalità, tale pretesa non può essere interpretata come una cattiveria, ma come una cosa normalissima. Al ritorno pago il taxi per tutti.

Però un po’ è lecito incavolarsi. Ieri pomeriggio sono uscita con la voglia di comprare un frutto e mi sono recata alle bancarelle vicino casa. Che faccia tosta voler farmi pagare una mela più di quanto Candide spenda per un casco di banane! Non poco di più, ma un quintuplo! Un VASA’ non può andare da solo a fare acquisti.

Inizio ad odiare questo termine, secondo me alquanto spregiativo, anche se Candide dice di no. Secondo lei VASA’ sta solo ad indicare i francesi, che son bianchi, perciò secondo i malgasci tutti i bianchi sono francesi e quindi VASA’. A me non interessa niente. Quando cammino per strada sento mille voci che urlano o bisbigliano codesta parola, per poi sghignazzare. Praticamente mi prendono in giro! So che non c’ è motivo di prenderla male, ma spesso questa cosa mi fa sentire così sola!

23/04/07

Caro Mickey Mouse, io sono contenta che tu mi faccia compagnia nella mia casetta; è simpatico, entrando, beccarti puntualmente a rosicchiare le bretelle del mio zaino e poi vederti fuggire per rifugiarti dietro il comò appena mi vedi; però non puoi interrompere il mio dolce sonno, perché tu, alle ore 4.30 di notte, vuoi giocare con i pupazzi musicali che ho sparpagliato sull’ altro lettino della stanza!! A che gioco vuoi giocare, se smetti e rimani immobile quando ti punto la torcia e riprendi quando la spengo? Come se non bastasse, hai scaraventato per terra tutti i miei contenitori ( fortunatamente di plastica) posti sul tavolino. Poi? Sei andato a grattare freneticamente il mio zaino! Non sarà che hai litigato con la topa che ti sei portato qui, a CASA NOSTRA, l’ altra sera? Bè, speriamo non ti si ritorca contro tutta la famiglia della topa, perché io, di zaino, ne ho portato uno solo!!!

24/04/07

Per il terzo giorno consecutivo manca la corrente. Sto facendo tutto a lume di candela, persino la doccia. Che bello, sembra di essere tornata indietro nel tempo, quando la corrente non esisteva nemmeno. A proposito di semplicità, è bello anche vedere che qui i bambini si divertono con molto poco. Il gioco più diffuso è quello col cerchione di bicicletta: si divertono a farlo rotolare con l’ aiuto di un ramo e corrergli dietro. Non sapranno nemmeno cosa sia una playstation…

25/04/07

Questo pomeriggio sono andata con Emilienne a fare una passeggiata fino alla spiaggia. Che arietta pura si respirava, che tranquillità c’ era. Ci siamo sedute sulla sabbia e abbiamo guardato il mare fino al tramonto, senza fare nient’ altro, senza il pensiero di altri impegni. Che relax. In questo momento non vorrei ritornare in Italia, ricominciare le corse quotidiane, avere di nuovo i minuti contati e non potersi godere in pace uno spettacolo come questo!

26/04/07

Oggi ho visto come si prepara il caffè in polvere. Due lunghe ore di osservazione: ero affascinata e molto stupita dal fatto che ci vuole molta pazienza per farlo. Ma qui di pazienza ne hanno tanta! Difatti poi racconterò anche cosa fanno con i chicchi di riso. Prima voglio raccontare la storia del caffè dall’ inizio.

Stamattina io e Candide siamo andate a comprare i chicchi di caffè alla bancarella. C’ erano tanti sacchi contenenti semi di diverso colore ed io cercavo di avvistare i chicchi neri, come quelli disegnati sulle confezioni del caffè che si trova al supermercato. Macchè! Diventano neri dopo la tostatura! I chicchi di caffè, originariamente, sembrano delle lenticchie. Io per un attimo ho creduto che ci stessero rifilando chicchi avariati, solo perché c’ era una vasà a fare la spesa. Dunque, si sbucciano i chicchi, uno per uno, vengono lavati, poi messi a tostare, mescolandoli continuamente. Ecco, i miei chicchi piano piano anneriscono. Sono pronti solo se, schiacciandoli tra le dita, si riducono in polvere. A questo punto finiscono nel grande pestellone (mi arriva a metà coscia!) e ha inizio la pestata con un altrettanto enorme bastone di legno con l’ estremità tonda. Oh sì, adesso sì che inizio a sentire quel buon aroma di caffè! Ultimo step: la polvere così ottenuta viene passata al setaccio, ed ecco pronta la polvere che io trovo sullo scaffale del supermercato.

A proposito del riso, c’ è un rito che si ripete ad ogni pranzo e ad ogni cena, ogni santissimo giorno (poiché si mangia riso sia a pranzo che a cena, a volte anche a colazione!): il riso ancora crudo viene sparpagliato su appositi piatti grandi in vimini e controllato chicco per chicco, per escludere sassolini. Loro si siedono su uno sgabello e iniziano con molta calma e, inutile dirlo, tanta pazienza! Ogni tot tempo lanciano in aria tutto (come il pizzaiolo lancia per aria la pasta della pizza mentre la lavora) e tutto ritorna nel piatto come per magia. Ma qual è il trucco?!

02/05/07

Mi avevano detto che un mese soltanto non sarebbe bastato per abituarmi ad un ambiente così diverso dal mio. Chi lo diceva aveva ragione. Difatti mi rendo conto che adesso inizio a sentirmi più rilassata. Tutto è diventato normale: formiche morte nello zucchero, che semplicemente scanso per non farle finire nel caffè ( Candide, ad esempio, le toglie direttamente dal caffè col cucchiaino, con nonchalance, discorrendo di altro); mosche posate su tutto ciò che io, poi, azzanno dalla fame; lascio giocattoli musicali davanti ai nascondigli di Mickey Mouse, per invogliarlo a venire allo scoperto e scattargli una foto; mi piace percorrere il breve tragitto dall’ abitazione di Candide alla mia e guardare sempre le stesse piante del suo giardino, ricordando che sono Ylang Ylang, Cocco, Papaya…L’ unica cosa alla quale non riesco ad abituarmi è il camminare al buio per le strade. Nei dintorni di casa non ci sono molti lampioni e, considerando che il sole tramonta alle 18, è facile ritrovarsi in queste condizioni, Tra l’ altro la strada non è asfaltata ed è piena di buche. Io inciampo puntualmente e rischio di scontrarmi con tanta altra gente che percorre la stessa strada, in maniera così disinvolta, che sembra quasi abbiano i raggi infrarossi negli occhi, e non mi scontro con loro perché sono loro a scansarmi!! Come fanno non l’ ho capito. Io non vedo niente, cammino pianissimo e metto le mani avanti come quando si gioca a moscacieca!

04/05/07

Una giornata tranquilla al dispensario, finchè ad un certo punto si scatena il putiferio, come spesso accade nel campo dell’ ostetricia: tre donne partoriscono quasi contemporaneamente. Il bimbo che nasce con me non ha una bella cera, è cianotico, atonico, non respirava e aveva battito cardiaco flebile. Non avevo tempo di chiedere l’ aiuto di nessuna perché tutte erano impegnate con le altre pazienti. Dovevo arrangiarmi. Unico grosso, enorme problema era che io non avevo mai prestato assistenza ad un neonato critico prima; dove lavoro, in Italia, affido il neonato al neonatologo subito dopo la nascita. Calma e sangue freddo, l’ ho già visto fare alle mie colleghe malgasce: prendo il bimbo per le caviglie, lo metto a testa in giù e massaggio freneticamente la piccola schiena con alcool (dicono che aiuti a far riprendere i sensi) e poi picchietto la pianta dei piedini. Non succede niente. Madame Emma si accorge che qualcosa non va dalla mia parte, nota la mia disperazione, e viene in soccorso. Senza guanti prende il neonato, inizia ad aspirare il muco con la cannuccia (il loro sondino arrangiato) e a sputarlo fuori dalla sua bocca, poi gli dà colpetti più decisi (i miei in confronto erano carezze!). Finalmente questo bimbetto inizia a piangere ed io, che nel frattempo ero rimasta impalata a guardare, mi ritrovo a rilassare le spalle e ad espirare a lungo, quasi fossi rimasta in apnea per tutto il tempo! Qui non ci sono altri mezzi per rianimare un neonato. Non rimangono che coraggio e decisione per agire nel suo bene, senza pensare troppo al fatto di non voler far male, come ho fatto io, mentre picchiettavo con dolcezza i piedini, senza alcun risultato!

08/05/07

Che bella la vita, che bello essere al mondo, sentire i suoni, vedere i colori, sentire i profumi, toccare le cose per sentirne la consistenza, assaporare…Provare delle emozioni per tutto ciò. Solo avendo del tempo per soffermarmi a riflettere, posso godere di quello che la natura offre ogni giorno, e che in genere si dà per scontato. Se penso che fra tre settimane ritornerò in Italia mi si riempie il cuore di gioia, perché ho tanta nostalgia della mia terra, ma allo stesso tempo temo che, una volta tornata a casa mia, potrei rimpiangere questa vita, fatta di cose semplici, di momenti che scorrono lenti. Proviamo ad immaginare la mia vita qui…fatto. No. No, non credo potrei rimanere qui per sempre. Sarà anche il caldo a rallentare i ritmi, però a volte mi verrebbe voglia di dare uno scossone a tutti quelli che vedo dormire in giro, per terra, sui muretti, persino sdraiati sulle bancarelle dove lavorano!! Addirittura, ieri ho scoperto che la puerpera, subito dopo il parto, rimane a letto per un mese. Può alzarsi solo per recarsi alla toilette. La famiglia si occupa delle faccende domestiche e della cura del neonato. Chissà perché questa usanza.

12/05/07

Ieri al dispensario è arrivata una bimba, nata il 01/05/07, per il controllo del peso. Ho saputo che quella bimba è stata chiamata Daniela, come me. Ho assistito al parto della sua mamma. Che onore! Che felice sono di avere un’ omonima in Madagascar!

17/05/07

Candide è una persona molto religiosa. Ogni domenica mattina va alla messa delle ore 6. Da quando sono arrivata qui, tenta di invogliarmi ad andare con lei e i suoi figli, ma non è mai riuscita nel suo intento, fino a stanotte. Stanotte ho assistito alla nascita di un bimbo, nato senza atti respiratori, cianotico, nessun segno di vitalità. Ho attuato le manovre apprese da Madame Emma e il bimbo si è ripreso. Ero un po’ provata dall’ evento, al che Candide, approfittando della mia vulnerabilità temporanea, mi dice che, dopo il miracolo che si era compiuto, sarebbe stato proprio il caso che io mi fossi presentata davanti a Dio per ringraziarlo. Non ho esitato. Aveva ragione lei.

E’ stato bello incamminarsi verso la chiesa, il silenzio di una notte che stava per finire, si udivano solo i passi di tutti coloro che stavano raggiungendo la nostra stessa meta. La messa è stata lunghissima (un’ora e tre quarti) ma quasi tutta cantata. Due cose mi hanno colpito: il momento dello scambio del segno di pace, durante il quale tutte le persone di ogni fila si sono prese per mano, me compresa, e hanno iniziato a cantare e dondolare, bellissima scenografia; seconda cosa, il “PADRE NOSTRO”, quando tutti, ma proprio tutti, hanno aperto le braccia e le hanno alzate al cielo, pregando con sentimento e non ripetendo a cantilena le parole che ormai si conoscono a memoria.

20/05/07

Ormai mangio tranquillamente cibo su cui si posano mosche o dove passeggiano formiche…Posso prendermela se una rana se ne sta appollaiata sulle mutande che ho messo ad asciugare sull’ asciugamano? Tra l’ altro è sempre la mia amica ranocchia, quella che fin dall’ inizio del mio soggiorno si è fatta trovare nella tazza del water, e che io credevo di poter spazzar via tirando lo sciacquone. Lei invece riusciva a saltare fuori in tempo! Mi sono arresa io.

23/05/07

Sono sempre stata una dormigliona, ma credo che stia iniziando a prendere i loro ritmi, che seguono il sorgere del sole e il suo tramonto. Se penso che qui le lezioni scolastiche iniziano alle 6!! Sono già tre giorni che apro gli occhi alle 4 e mi sento riposata e già attiva. Va bè, diciamo che, probabilmente, avrei continuato a dormire stamattina, se Mickey non avesse iniziato a trafficare tra le mie buste di plastica. Non riuscendo a farlo andar via solo puntando la mia amica torcia, sono uscita dalla mia zanzariera e mi sono diretta verso di lui. Allora è fuggito. Sono andata in bagno per lavarmi la faccia e me lo sono ritrovato lì. C’ è stato un faccia a faccia finalmente, dopo due mesi! Si è spaventato perché gli bloccavo l’ uscita, ha iniziato a girare su se stesso impanicato e poi si è diretto verso di me che, per lasciarlo passare, ho alzato un piede…Niente foto nemmeno stavolta.

Nel pomeriggio io e Candide siamo andate in giro per le abitazioni delle famiglie meno fortunate di noi (abitazioni che altro non sono che piccole e precarie costruzioni di fango o legno) per distribuire vestitini per bambini che io ho portato dall’ Italia. Pensavo di impiegarci un intero pomeriggio, invece il tutto si è risolto in un’ oretta scarsa, perché una volta aperto il bagagliaio e iniziato a tirar fuori i doni, non so come e non so da dove, sono comparsi centinaia di bambini e tutti aspettavano il loro vestitino. Mi hanno fatto una tenerezza tale che mi veniva da piangere. Si erano messi in fila e aspettavano il loro turno. Purtroppo, però, non avevamo vestiti per tutti, né un vasto assortimento di taglie, perciò molti sono rimasti a bocca asciutta, e in silenzio si sono dileguati. Ma la delusione sul loro volto era evidentemente grande! Un altro bambino non si voleva arrendere e non se n’ è andato finchè non gli abbiamo fatto provare una felpa talmente piccola, che le maniche gli arrivavano ai gomiti. E poi…una felpa, con 40 gradi di temperatura!!! Pur di tenersi qualcosa, non ha voluto più toglierla! Un’ altra bambina era talmente felice per il suo abitino bianco a pois, che saltellava e ballava gioiosa e faceva il palloncino con la gonna, piroettando.

Un pomeriggio da ricordare…

26/05/07

Sono al settimo cielo: tra un po’ ritornerò a casa. Ora mi volto a guardarmi indietro e mi sembra di essere qui da una vita. Sono passati due mesi; all’ inizio è stata dura, ma col passare del tempo sono cambiate tante cose. Non ho più pianto, né avuto momenti di tristezza o desideri di fuggire da qui. Sono stata bene. Mi sono ambientata.

Stamattina ho lavorato al dispensario per l’ ultima volta, ho somministrato gli ultimi farmaci all’ ultimo paziente, ho buttato l’ immondizia nella fossa per l’ ultima volta (qui non esistono bidoni, ma fosse scavate appositamente per gettare rifiuti; poi la sera tutto viene bruciato), ho fatto un giro per tutte le stanze solo per guardarle e poi mi sono ritrovata nel laboratorio, da sola, con le guance rigate di lacrime. Ora quelle lacrime erano per la consapevolezza che stavo andando via da un posto così lontano da casa mia, che chissà quando avrei avuto un’ altra possibilità di rivedere…

29/05/07

Le valige sono in macchina, con Mickael e Candide, pronti per accompagnarmi alla stazione del taxi-brousse che mi porterà a Tanà (Antananarivo) dove prenderò l’ aereo che mi riporterà in Europa. Mi allontano da casa di Candide e osservo Majunga dal finestrino dell’ auto. La gente che si appresta ad andare a lavorare, le solite galline che passeggiano liberamente per strada con pulcini a seguito, i carretti trainati da zebù, che occupano tutta la strada…

Spero sia un arrivederci, mio caro Madagascar. Grazie di cuore per questa grandiosa esperienza.

Accendo il mio mp3 con canzoni che mi riportano pian piano alla mia vecchia vita e mi avvio verso casa mia…

 

Daniela