Articolo sul Campo Live 2013 a Pierabech – Italia

Una scoperta continua di inaspettate amicizie, una nuova luce che pian piano illumina i nostri passi, brevi momenti di crisi e di rinascita.. Sento che un Campo LIVE possa essere la corretta definizione di tutte queste cose. Cose che trovano corpo in un posto ben preciso, Pierabech, e sono incarnate dall’unicità di un centinaio di educatori alle prime armi, tutti accomunanti dal fascino di una Promessa e da una impegnativa Scelta. Anche quest’estate, tappa fondamentale dell’esperienza Live (quel grande cammino di amici -riuniti da un amico più grande, Gesù,- da cui provengono animatori delle estate ragazzi e dei campi a Pierabech) ha vissuto una settimana veramente speciale proprio a Pierabech. Sono stati sette giorni davvero intensi.. Vivi, veri e vissuti pienamente.

Ogni estate il campo-live è tappa fondamentale del cammino dell’esperienza: l’ho sempre vissuto come l’occasione per tirare le fila di un anno di percorso insieme, e soprattutto concreto impegno di incarnare lo stile che ci è trasmesso, in un clima che è speciale, non per merito nostro, ma per l’apertura che, in misure e tempi diversi, concediamo ad un messaggio Nuovo, che in questi giorni abbiamo potuto scrutare più a fondo.

 

Ci è stato proposto, come spunto formativo, uno tra i tanti sogni di don Bosco: il sogno dei dieci diamanti, particolarmente significativo e per la storia della congregazione salesiana, e perché con chiarezza ci indica i pilastri della nostra vita di fede… Fede, Speranza, Carità su tutto. Abbiamo provato a scoprire la bellezza della vita cristiana, che, specie in questi giorni, dona una felicità che supera i tanti dubbi. Non si tratta di complessi discorsi campati in aria, ma di atteggiamenti. In ogni momento posso essere Speranza per chi mi è accanto, posso donare nella fatica di una camminata in montagna un sorriso, una parola.. nella semplicità del nostro stare insieme.. Questo vogliamo sia un campo Live.

E alternando nelle nostre giornate preghiera, gioco, riflessione e condivisione di momenti, ci è stata data la possibilità di andare in pellegrinaggio a Maria Luggau: faticare fisicamente non in vista di un bel paesaggio, ma in vista di Altro. La tentazione di non comprendere un pellegrinaggio è forte, ma penso che occasioni così, bene o male seminino nel nostro cuore qualcosa che un dì germoglierà.

 

L’aspetto dell’esperienza su cui abbiamo lavorato maggiormente in questo campo è l’identità del Live. In che stile si identifica? In quale direzione, qual è l’impegno di cui singolarmente ci carica l’appartenere al Live, l’ identificarsi nel suo stile?

Identificarsi penso sia qualcosa di fondamentale: ci permette di vivere insieme i nostri cammini, innanzitutto di fede, guardando a Colui che ci ha affascinato in un modo o in un altro, e rinnovando nel nostro stare insieme e nel nostro provare a educare nell’animazione, la scelta di fidarci di Gesù. Identificarci è trovare nel gruppo l’esempio, la guida di cui abbiamo bisogno ed è essere allo stesso tempo testimoni per i più piccoli.. È vedere che la nostra vita si riempie se ogni cosa è fatta col cuore giusto.. A Pierabech si scherza, si gioca, si ride, si riflette, si prega, si sta insieme.. È l’occasione migliore per dire sì, nei vari momenti, al cammino del Live.

Ci è stato poi chiesto in piccoli gruppi di stilare sulla base di alcune linee guida la “Costituzione del Live”. È bello che ci sia un riferimento scritto e prodotto delle nostre esperienze a ricordarci, anche quando la fatica di donarsi a un’esperienza si fa forte, i punti vivi, le difficoltà, le cose belle.

 

Personalmente è stato il campo Live che più mi è restato impresso.. Forse perché mi ha colto in un momento parecchio difficile.. Ma Gesù si è fatto presente.. E si è fatto sentire, paradossalemente anche nel suo silenzio. È stata una settimana faticosa.. Soprattutto spiritualmente. Ho ricevuto diversi doni, per cui ringraziare, e ho capito aspetti della mia fede e del mio stare nel Live che non avevo preso sul serio: dobbiamo essere membra vive, che fanno sempre il primo passo.. Sentirci inviati in mezzo ai più piccoli.. È stata dura, ma è fondamentale.. Poiché nell’ascoltare e non nel pretendere di essere sempre ascoltati ho intuito che anche nel ‘buio’ dell’anima possiamo portare luce agli altri, anche se, la luce, non la percepiamo affatto dentro di noi. A distanza di tempo sento di dover ringraziare Gesù per le persone che, nel corso del campo, mi hanno donato qualcosa di vitale e Vero.. Live è anche questo.. Tenere in vita chi ti è vicino e ricordarti che Gesù, anche se ora ti sembra non ci sia, cerca di farti capire, tramite gli altri, che ti aspetta e ti è silenziosamente accanto.

 

N.T.